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Filmando en Cuba con Abbas Kiarostami

Histoire(s) du cinéma: Abbas Kiarostami

Pasajera

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«Cinquanta ragazzi. A Palermo, nel 1997, mi ospitavano nelle loro case la sera. Fu lì che capii quanto lavorare con loro fosse importante per me: la fine di Ta’m e guilass (Il sapore della ciliegia), senza quel laboratorio, senza quei giorni di riflessione insieme, non sarebbe stata lo stesso. Forse, è stato importante più per me che per loro». Abbas Kiarostami decise allora di dedicare parte del suo talento e della sua passione alla formazione di aspiranti registi e autori. Allo scambio con loro. Ecco perché non stupisce un viaggio triennale del regista iraniano recentemente scomparso tra Bogotà (2014), Barcellona (2015) e Cuba, quest'anno. Un’iniziativa che ricalca quell’esperienza, riunendo attorno al maestro circa cinquanta giovani donne e uomini, per costruire qualcosa insieme. Sotto l’egida della casa di produzione Black Factory sono nate decine di cortometraggi in quella che, non a caso, hanno chiamato Taller de autores, officina d’autori, un luogo fisico ma soprattutto cinematografico dove forgiare delle creatività, un laboratorio dove prendere materiale umano e artistico grezzo e dargli una forma, anzi trovarla insieme. Un’esperienza di vita e di creazione particolare che Estephania Bonnett Alonso racconta con emozione. Lei, che della casa di produzione è una delle colonne, e che è la protagonista di Pasajera, l’ultimo lavoro di Kiarostami, «girato in un giorno e montato in due» proprio per quel lavoro. Uno degli otto corti che saranno mostrati al pubblico a La Sala alle 11 del 12 agosto – per una volta non li troviamo tra i Pardi di domani, ma in Histoire(s) du cinéma, all'interno dell’omaggio al regista che prevede anche la proiezione di Khaneh-je doost kojast? (Where is the Friend’s Home?) al Kursaal alle 21 del 12 agosto – infatti lo ha visto dirigere una sorta di ironico testamento artistico. Perché la produttrice e qui anche attrice prende un taxi, trovandosi un autista che ha scoperto recentemente il cinema di Abbas. Ne parlano, con levità e acume, regalandoci una chiacchierata di cinema preziosa, soprattutto alla luce della dipartita di Kiarostami. «Lui non voleva che si parlasse di lui, ma ci capitò davvero una storia simile, un tassista che non aveva mai visto un suo film ma che ne aveva letto sul giornale e cominciò proprio con lui una discussione simile. Ricordo un uomo straordinario, curioso e attento, una bella anima, che pretese di avere le stesse risorse di tutti gli altri studenti». Tra i cineasti degli altri corti anche Pablo Briones, metà argentino e metà ticinese, autore del corto Pezcal e uno dei suoi ultimi allievi. Un altro ponte tra Locarno e Kiarostami, un rapporto cementato dal Pardo di bronzo del 1989 e dalla prima retrospettiva integrale, come regista e non solo, dedicatagli nel 1997.

 

Boris Sollazzo
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