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I pugni in tasca – La crudeltà di un pugno in tasca

“I pugni in tasca” – Marco Bellocchio

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“Durante la proiezione la gente rideva, ma erano risate per certi versi isteriche, proprio perché molti erano rimasti spiazzati dalla visione del film”. 50 anni fa, nel 1965, Marco Bellocchio a Locarno presentava quella sua opera prima, I pugni in tasca, e qui trovava quella rampa di lancio internazionale che divenne subito storia. Una storia che stasera torna all’origine, perché si riprende lo schermo di Piazza Grande e lo fa con la brillantezza di un bianco e nero appena passato dal restauro dalla Cineteca di Bologna. Che è anche un modo per cercare di recuperare l’impatto di un film che allora irruppe come una testa d’ariete nel panorama cinematografico.

Con fredda dinamite infilata sotto tutti i legami di una famiglia di provincia, fuori norma in ogni suo componente, sprovvista per sempre della figura di un padre e qui attraversata senza alcuna mediazione narrativa. Nella casa malata di Sandro e dei suoi fratelli non c’è più possibilità di nascondiglio, tutto rimane sempre perennemente a “vista”, annodato a quel gorgo di rivendicazioni e frustrazioni che non sono più solo una frattura generazionale. Non a caso, nel ritorno a frusta di quell’elastico che divide desideri di fuga verso la città e l’impossibilità concreta di ogni tipo di allontanamento, l’unica persona che non pare avere piena consapevolezza di quello che sta accadendo è l’unica che non può vedere. Ovvero la madre cieca, memoria sbeffeggiata di un’autorità ormai svanita, ormai ridotta alla stregua di un oggetto ingombrante e, non a caso, prima vittima della volontà di ribellione dello psicotico personaggio interpretato da Lou Castel.

Basta un gesto della sua mano, sventolata tra naso e fronte, e subito salta via quella risonanza emotiva e morale che poco prima impediva di tradurre in azione i propri sogni omicidi. È il nuovo tic tac di un teatro della crudeltà sbattuto in faccia al mondo, per un “giovane” film che sembra nato così, con l’urgenza drammatica di farsi subito adulto, senza nessun filtro o travestimento, e che appena nato è diventato storia.

Lorenzo Buccella
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