News del Festival del film Locarno
 

Howard Shore.
Il compositore d’immagini

Howard Shore © Benjamin Ealovega

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Dagli universi sonori che hanno plasmato quasi tutto il cinema di David Cronenberg ai rimbombi fantasy della trilogia di Lord of the Rings di Peter Jackson. E poi ancora, spaziando tra le punteggiature musicali da thriller per The Silence of the Lambs (Jonathan Demme) o in Seven (David Fincher) così come inseguendo le scintille rock di High Fidelity (Stephen Frears)  oppure lungo le ipnosi e i singhiozzi stralunati di un Ed Wood (Tim Burton). Senza dimenticare tutti gli attraversamenti di generi, inseguiti nella collaborazione con Martin Scorsese, che vanno dai tic tac meccanici da black comedy (After Hours) alle partiture epiche di The Aviator fino ai respiri favolosi di Hugo. Esempi maiuscoli - fra i tanti possibili - di quanto la colonna sonora non possa mai venir derubricata a elemento filmico secondario o di contorno, se a comporla c’è il tocco creativo di un musicista come Howard Shore, capace - come pochi altri - di inserire la musica direttamente all’interno di quel processo di costruzione di mondi che sta alla base di un film. Ed è proprio per questa virtù, messa al servizio di una lunga serie di grandi registi, che il Festival del film vuole omaggiare il grande direttore d’orchestra canadese.

Continua così il viaggio che Locarno dedica a quelle personalità che con le loro intuizioni e il loro sapere hanno segnato la storia del cinema. Dopo il tributo per gli effetti speciali a Douglas Trumbull (2013) e quelli riservati a Mister Steadicam® Garrett Brown (2014) e al sound-designer e montatore Walter Murch, l’attenzione della prossima 69° edizione punta i suoi riflettori su Howard Shore, canadese, nato a Toronto nel 1946 e con una carriera musicale che non si è limitata solo al cinema, ma che al cinema ha trovato risonanze d’eccellenza. E per capirlo, non basta accontentarsi di citare la gradita ricompensa di ben tre premi Oscar (miglior colonna sonora nel 2002 per Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring e nel 2004 per The Lord of the Rings: The Return of the King, anno in cui vince anche la statuetta per la migliore canzone Into the West interpretata da Annie Lennox). Occorre rimarcare anche e soprattutto la portata e l’impatto che le sue composizioni hanno avuto nell’invenzione dei più differenti universi autoriali. Con quella versatilità capace di spostare gli orizzonti musicali per coniugarli all’immagine in modo sempre stimolante e mai univoco. E se mai ci fosse bisogno di ulteriori esempi possiamo tornare là dove siamo partiti: alla lunga e nutrita filmografia di David Cronenberg con cui Shore allaccia una collaborazione fin dal 1979 con l’horror fantascientifico The Brood. Del resto, il futuro distopico, comandato dalla violenza delle televisione, di Videodrome (1983) non avrebbe trovato la sua densità angosciosa senza i riverberi sinistri e metallici di cui si ammorba la sua colonna sonora. E lo stesso si può dire per la sospensione horror che scorta musicalmente le trasformazioni corporali di uno scienziato in insetto (The Fly,1986). Viaggi cinematografici che si mischiano al sassofono di Ornette Coleman quando esplorano le allucinate esplorazioni mentali di Naked Lunch (1991) così come invece si tendono sulle corde elettriche e inquietanti di una chitarra che fa da paesaggio sonoro degli scontri erotici tra auto e corpi in Crash (1996). Su su fino alle svolte più noir o drammatiche della produzione più recente di Cronenberg (Eastern Promises, Cosmopolis, Maps to the Stars) che Shore contrappunta perché anche l’orecchio ci conduca sui confini di altri tipi di abissi mentali. Come sempre per Shore, scartando ogni tipo di scorciatoia didascalica, ma mettendosi lì - nota per nota - a scolpire il cuore invisibile del mondo in cui tutto avviene.

Lorenzo Buccella
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