Concorso internazionale

Pardo d’oro – “Abrir puertas y ventanas” by M. Mumenthaler

Delegazione <i>Abrir Puertas y ventanas (Back to Say)</i>
Delegazione Abrir Puertas y ventanas (Back to Say)
© Xavier Lambours
Delegazione al <i>Abrir Puertas y ventanas (Back to Say)</i> al Photocall
Delegazione al Abrir Puertas y ventanas (Back to Say) al Photocall
© Festival del film Locarno
<i>Abrir Puertas y ventanas (Back to Say)</i> – Milagros Mumenthaler
Abrir Puertas y ventanas (Back to Say) – Milagros Mumenthaler

Qual è stata la sua reazione quando ha ricevuto la bella notizia?

Be’, non potevo crederci, anche perché non sono stata io a ricevere direttamente la telefonata. Quando me l’hanno riferito, ho riagganciato e poi ho richiamato subito per vedere se era tutto vero e se avevo capito bene. E poi, va be’, è stata la felicità: è difficile trovare le parole quando si riceve un premio così al proprio primo film.
 

E allora parliamo di questo intimo Abrir puertas y ventanas che ruota attorno all’elaborazione di un lutto attraverso le relazioni tra tre donne…

Il punto focale erano proprio i rapporti tra tre queste sorelle che, una volta caduto il pilastro familiare di riferimento con la morte di una nonna, devono prendersi responsabilità e decisioni che lentamente le fanno passare da un mondo adolescenziale a un mondo adulto. Ognuna con un percorso e una modalità differenti, perché, confrontate con il vuoto di questa perdita, era inevitabile che anche la loro comunicazione venisse intaccata dalle incomprensioni.
 

Sfaccettature piscologiche che vengono pienamente restituite delle sue tre attrici. Non a caso, Maria Canale ha vinto anche il premio come migliore interpretazione femminile    
   
È un cosa che mi rende molto felice, perché questo è un film principalmente di personaggi e quindi la storia non poteva che appoggiarsi alla forza realistica delle loro interpretazioni. E devo dire che tutte le attrici, nel lavoro fatto prima del tournage, hanno dato un contributo fondamentale per la crescita dei loro caratteri: una sorella maggiore ancorata alla propria formazione, la più piccola enigmatica e sfuggente e quella di mezzo che invece si ribella perché fatica più delle altre a trovare un proprio posto nel mondo.  
 

Oltre al trittico femminile, nel film c’è un altro personaggio principale: la casa bianca di Buenos Aires dove vivono le sorelle. Un posto fatto appunto di “porte” e “finestre” che aprono e chiudono rapporti, sguardi ed emozioni.

La casa in fondo non è altro la rappresentazione metaforica della nonna che non c’è più. È lo spazio familiare che nutre tutte le loro relazioni, senza che questo trascini il film verso una deriva claustrofobica. Era importante lasciare scorci e aperture che permettessero di entrare e uscire dalla casa, perché comunque là fuori c’era, per tutte e tre, una vita che continua.
 

Ed è stato anche un modo per farci prendere contatto con la storia, scoprendo tutto piano piano…

Quando uno entra nella casa di altri, non può capire subito tutti i rapporti interni, ma deve cercare di farsi strada attraverso gli indizi che vengono dai diversi caratteri, dai modi di fare, dalle motivazioni che stanno alla base di determinati comportamenti. Si va avanti a piccole dosi, esattamente come i processi di identificazione dello spettatore che non possono non scattare un poco alla volta.

È lei la regista del film che apre le porte e le finestre del Pardo d’oro 2011.

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