Piazza Grande

L’arte di rubare arte in formato thriller

<i>Headhunters</i> – Morten Tyldum
Headhunters – Morten Tyldum

Headhunters by Morten Tyldum

Roger fa il «cacciatore di teste» per una grande società di elettronica. Vive con la splendida moglie al di sopra dei propri mezzi, e per mantenere tale sfarzoso tenore di vita ruba opere d’arte. Cinico e manipolatore, crede di aver individuato il suo bersaglio ideale in Clas Greve, dirigente e collezionista d’arte. Ma ben presto il nostro cacciatore di teste diventerà a sua volta vittima di una spaventosa macchinazione, e dovrà fuggire per portare in salvo la pelle. Fedele al ben noto precetto secondo il quale i paranoici hanno sempre ragione, Headhunters genera vertigine mettendo diabolicamente in scena il crollo dell’universo di un antieroe che perde ogni punto di riferimento e deve sottrarsi a trappole mortali. Questo film che veniva dal freddo farà soffiare il caldo e scatenerà più di un brivido (di piacere) sulla Piazza Grande in prima mondiale.

Era da tempo che non scoprivamo un thriller così elettrizzante. Occorre dire che in materia di letteratura e di cinema poliziesco, i paesi scandinavi non sono certo gli ultimi in grado di offrirci sensazioni forti. Chi non ricorda il fenomenale successo editoriale della saga svedese «Millenium» di Stieg Larsson, adattata al cinema da un pool di sceneggiatori tra cui Ulf Ryberg, una delle firme di Headhunters) in attesa del remake hollywoodien firmato David Fincher.

Headhunters è norvegese, ed è il terzo lungometraggio di Morten Tyldum, un regista che farà senza dubbio parlare di sé, dotato di un incredibile talento per le scene d’azione e di suspence. Headhunters non ha niente da invidiare ai migliori thriller americani firmati David Fincher o fratelli Coen, e vanta diverse sequenze da manuale già rubricate tra le più stupefacenti degli ultimi anni.

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