Il grande neorealismo italiano che passa da qui. È il 1946, prima edizione del Festival. Tra i 15 film del cartellone, c’è anche Roma città aperta. La giuria — di cui fa parte l’allora 25enne Alida Valli — al momento della premiazione lo ignora come farà l’anno successivo con Paisà. Solo al terzo tentativo, con Germania anno zero, nel 1948, Roberto Rossellini ottiene il riconoscimento di un Grand Prix. Lo stesso anno in cui Ladri di biciclette di Vittorio De Sica vince soltanto il Premio speciale della giuria, suscitando malumori e proteste.

È il 1960. L’arrivo a Locarno di Marlene Dietrich, al seguito di Joseph von Sternberg, è un’apparizione. Occhi tutti per lei, con i paparazzi che la seguono persino quando la diva vuole fare shopping sul lungo lago di Ascona.

Poi arriva la sera e la sua entrata nel parco del Grand Hotel, per la proiezione del film, diventa subito una scena-madre nella storia del Festival.  

It is August 2nd, 1973. One day after its world premiere in America, Piazza Grande hosts one of those movies destined to strongly enter the cinema history. American Graffiti, the cult movie directed by George Lucas. A great generational representation which finds an ideal support in the songs of the soundtrack selected by Walter Murch, the great movie editor and sound designer who has been awarded in 2015 with the Vision Award Nescens.

È il suo primo viaggio oltreoceano. È la sua tesi di laurea e, di conseguenza, anche il suo primo lungometraggio: Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads. Ovvero, la storia di una sala da barbiere che in realtà fa da copertura a un ritrovo per scommesse clandestine. È il film che ha fatto scoprire al mondo Spike Lee e lo ha fatto anche grazie al Pardo d’oro che vince nel 1983.

È il 2005. Di colpo, Wim Wenders prende il microfono e in italiano dice: “tutti mi chiedono cosa significhi ricevere un Pardo d’onore. Bene, ora lo so: sono diventato un pardo anch’io”. E nello stesso tempo solleva il pullover e sotto, a sorpresa, mostra una maglia pardata. L’applauso che scatta subito dopo rimane uno dei più lunghi della storia del Festival.

Piazza Grande come rampa di lancio per film che poi prendono il largo. Fino alla statuetta degli Oscar. E il 2006, per Locarno, è davvero un anno di grazia. Prima, il grande thriller spionistico di Das Leben der Anderen (Le vite degli altri) che blocca il respiro alle migliaia di spettatori presenti, poi è il grottesco della commedia americana Little Miss Sunshine a trascinare tutti verso la risata. Entrambi i film, di lì a poco, vengono premiati dall’Academy. Il primo, come miglior film straniero; il secondo per la migliore sceneggiatura originale e per il migliore attore non protagonista (Alan Arkin).

È il 2013, e un ciclone firmato Werner Herzog mette aria d’avventura e di grande cinema a Locarno. Non soltanto per il grande schermo di Piazza Grande che si fa fondale ideale per ridare corpo all’impresa titanica di Fitzcarraldo. Il contagio è ovunque: alla Masterclass, condotta dal Pardo d’onore Swisscom, accorre una folla, composta da oltre mille appassionati.

Uno dei grandi ospiti della 68a edizione del Festival del film Locarno: Edward Norton

In Piazza Grande il 5 agosto 2015 per ricevere l’Excellence Award Moët & Chandon. Anche se lui, almeno sul grande schermo, era già passato. Nel 2001. Il film è The Score di Frank Oz. E lì Norton fa parte di una banda di ladri di tutto rispetto. Spalla a spalla con lui, ci sono Robert De Niro e Marlon Brando.